HOWARD BECKER

 Nei primi anni Cinquanta del Novecento Howard Becker (nato nel 1928) un giovane ricercatore di  Chicago che ha precocemente conseguito la laurea presso l'università in quella Città e ha già maturato una certa esperienza come pianista jazz.  Questa duplice -anima' che lo caratterizza lo porta a posare il suo sguardo di sociologo sul mondo dei musicisti: da questa esperienza di osservazione nasce il saggio "la cultura di un gruppo deviante: il musicista da ballo, comparso originariamente sull'"American Journal of Sociology" nel 1051 e poi confluito, con altri saggi dell'autore, nel volume Outsiders, pubblicato nel 1963.

H. BECKER Obituary (2018) - Kennewick, WA - Tri-City Herald

La ricerca di Becker si muove nel solco della scuola di Chicago e della metodologia che la caratterizza: quella della ricerca etnografica, basata sull'utilizzo dell'osservazione partecipante e finalizzata alla ricostruzione delle cosiddette subculture, complesso di idee, norme e modelli di  comportamento che, all'interno caratterizzano gruppi o categorie particolari, in genere ignorati. 

 Come lo stesso Becker spiega nel suo saggio, l'esperienza di osservazione si svolge tra gli  anni 1948 e 1949; suonando con varie orchestre in diversi tipi di locali, Becker raccoglie il materiale soprattutto nei momenti di lavoro, ma anche negli uffici dove i musicisti si recano alla ricerca di ingaggi. Prende appunti su ciò che vede e ascolta, ma riesce a rimanere in incognito: per la maggior parte delle persone è solo musicista tra gli altri.

Ciò che interessa Becker è soprattutto l’immagine  che i musicisti hanno della loro professione, del loro ruolo sociale  e, di riflesso, l'idea che si formano del loro  pubblico. 

Secondo lo studioso, lui tende a pensarsi come un individuo "diverso" dagli altri, in qualche modo autorizzato, in virtù del suo talento e della sua creatività, a non curarsi delle convenzioni sociali e nel contempo capace di una totale tolleranza nei confronti dei diversi stili di vita e d' pensiero, preclusa invece alla maggior parte delle persone. A questa idea della propria 'superiorità" fa riscontro un malcelato disprezzo nei confronti degli square,  le persone comuni che costituiscono il pubblico degli stessi musicisti, privi di sensibilità estetica e prigionieri, in generale, di una mentalità ristretta.


Outsiders - Howard S. Becker | Cairn.info


I conflitto in cui si dibatte il musicista, secondo Becker, consiste nel fatto che:

- da un lato egli si sente superiore agli square e autorizzato a non curarsi dei loro giudizi

-  dall'altro lato però è costretto a dipenderne giacché essi costituiscono i suoi "clienti" e, dunque, la sua stessa fonte di sopravvivenza. 


Nei locali, soprattutto in quelli destinati al ballo, egli è pertanto costretto ad assecondare i gusti di un pubblico ignorante, a suonare musica commerciale e ad esibirsi in modo contrario ai propri ideali professionali. Nella sua esperienza di osservazione, Becker "cattura" frammenti di frasi significative al riguardo: "Sono pesanti", "Non ne capiscono niente" , "Cosa suoniamo e come suoniamo non ha alcuna importanza... se possono sentire una melodia su cui fischiettare, sono felici" ecc. In che modo il musicista reagisce a questa situazione? Solitamente, accentuando la tendenza all'isolamento sia fisico (ad esempio, evitando contatti con il pubblico durante e dopo i concerti) sia sociale (cioè intensificando le condotte che lo differenziano dalla gente comune). 


Egli frequenta solo persone del suo ambiente e rifiuta le convenzioni sociali più tipiche, come il matrimonio, la partecipazione politica e religiosa... In questo modo, secondo Becker, si crea un circolo vizioso in quanto le difficoltà di rapporto con gli square vengono amplificate e la condizione di "deviante" (cioè di persona che si discosta dalle norme socialmente stabilite) del musicista viene ulteriormente amplificata.


Lo studio sui musicisti da ballo costituisce per Becker proprio un'occasione per approfondire le proprie riflessioni sulla devianza), sui meccanismi di "etichettatamento" sociale che la generano e sui circuiti di amplificazione che la confermano. Non sorprende perciò il fatto che nell'opera Outsiders ( 1963) il saggio sui musicisti compaia accanto a quelli su altri gruppi devianti studiati da Becker, ad esempio i fumatori di marijuana.

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